Il seno ipotrofico (troppo piccolo) o svuotato rappresenta per la donna una “lesione” non solo dell’estetica ma anche della propria femminilità. La mastoplastica additiva deve quindi correggere l’inestetismo tenendo ben presente il peso del cambiamento sul piano psicologico. Sono molte le cause che possono richiedere un intervento di questo tipo: aumentare il volume perché quello attuale non soddisfa, ritrovare il volume perso dopo una gravidanza o dopo un’operazione demolitiva post-oncologica, ripristinare una simmetria.
Per mastoplastica additiva si intende l’aumento del volume del seno tramite l’inserimento in regione mammaria (sopra o sotto il muscolo pettorale) di dispositivi protesici o tramite l’iniezione intraparenchimale di tessuto adiposo autologo secondo le tecniche del lipofilling.
Le protesi sono delle sacche di diverse grandezze, anatomiche o rotonde, ripiene di silicone o di soluzione fisiologica. Negli anni è stato scientificamente appurato che le protesi non inducono ad effetti che possano scatenare l’insorgere di patologia tumorali.
Il silicone è la combinazione del silicio con l’ossigeno col carbonio e con l’idrogeno e a seconda di come vengono disposte le molecole si avranno diverse combinazioni e quindi nature del silicone. Il suo utilizzo è impiegato anche in campo alimentare e medico come medicinale, e quindi consumato regolarmente. Si pensi che rossetti, lucidalabbra creme idratanti, creme anti insetti, deodoranti, shampoo balsami spray contengono alcune delle “svariate forme” del silicone. Lenzuola , abiti, insomma, è più facile elencare i prodotti che non lo contengano che quelli che al loro interno hanno parti con presenza di silicone.
Utilizzato da oltre 50 anni in medicina, si è dimostrato da sempre un ottimo componente per i suoi svariati utilizzi e bio-compatibilità, infatti è spesso utilizzato per tutti i dispositivi medici che vengono impiantati nel corpo umano.

Prima dell’intervento
Bisogna informare il chirurgo di qualsiasi eventuale trattamento con farmaci (soprattutto antipertensivi, cardioattivi, anticoagulanti,). E’ da sospendere l’assunzione di medicinali contenenti acido acetilsalicilico e FANS in generale (per aumento dell’incidenza di sanguinamento intra e post-operatorio.
La paziente deve segnalare la presenza di patologie mammarie (per es. fibroadenomi). ed eventualmente sottoporsi ad una visita senologica preventiva per scongiurare l’esistenza di patologia nodulare del parenchima di natura dubbia.
E’ necessario eliminare o ridurre il fumo almeno quattro settimane prima dell’intervento onde evitare una rallentata guarigione delle ferite chirurgiche.

Anestesia
Generalmente la mastoplastica additiva viene eseguita in anestesia generale (con ventilazione assistita), soprattutto quando il posizionamento delle protesi è sotto-muscolare.

L’intervento
Il tempo medio previsto per questa operazione varia a seconda delle incisioni e delle tipologie del caso clinico.
A seconda della tipologia di protesi e della fisionomia della paziente, si procederà con il posizionamento delle protesi dietro la ghiandola mammaria o dietro la fascia muscolare nel caso la ghiandola non fosse sufficiente a dare una buona copertura alla protesi. Possono essere previsti tubi di drenaggio da mantenere per le prime 48 ore. La durata dell’intervento chirurgico è di circa un’ora e mezza

Postoperatorio
Nell’immediato post-intervento il dolore viene controllato dalla terapia analgesica anestesiologica, mentre nei giorni successivi la paziente assumerà gli antidolorifici al bisogno. Nei primissimi giorni viene effettuato un bendaggio apposito e per il primo mese post operatorio la paziente dovrà adoperare particolari reggiseni conformati (preventivamente concordati con il chirurgo) da indossare 24 ore su 24. Occorreranno circa 5 -6 settimane per avere l’esatta dimensione e la corretta e definitiva posizione della protesi a livello mammario.
I drenaggi vengono mantenuti in genere per 48 ore circa, mentre i punti di sutura, qualora posizionati esternamente, saranno rimossi tra la settima e decima giornata.
La paziente può ritornare alle comuni attività quotidiane già dopo 4-5 giorni, facendo attenzione a non mettere sotto tensione i muscoli pettorali; è quindi opportuno evitare pratiche sportive per le prime 6 settimane.
Nel caso in cui la paziente rimanesse incinta non esistono problemi per un eventuale allattamento, in quanto nessuna tecnica prevede l’interruzione dei dotti e la perdita della funzionalità ghiandolare.

Rischi e complicanze
Fermo restando che tutti gli interventi chirurgici hanno una loro percentuale di rischio, la mastoplastica additiva, eseguita a regola d’arte e su pazienti esenti da patologie che possano in qualche modo interferire, presenta le complicanze generiche e specifiche che un’operazione come questa può associare.
Il problema che più frequentemente può verificarsi è la cosiddetta contrattura capsulare ovvero un’alterata formazione di capsula di tessuto fibroso intorno alla protesi quale risposta dell’organismo all’inserimento di un corpo estraneo. Idealmente la capsula fibrosa è sottile e flessibile. Tuttavia può accadere che il tessuto cicatriziale si contragga e si ispessisca, comprimendo la protesi e rendendola dura ed immobile. Per trattare la contrattura capsulare si usa una tecnica chiamata capsulotomia; questa a sua volta può essere chiusa o aperta. La prima tecnica è sconsigliata: è stata oramai abbandonata poiché spesso causa rottura dell’impianto protesico. Generalmente si pone l’esigenza di procedere con un nuovo intervento chirurgico per la rimozione o l’incisione della capsula.
La sensibilità del capezzolo (nell’accesso chirurgico emi-periareolare) potrebbe aumentare come diminuire anche completamente , occorrono a volte mesi per ripristinare le sensazioni originarie.
Le protesi mammarie possono sgonfiarsi e l’involucro esterno può rompersi per logorio, difetto o trauma. La perdita può avvenire in qualunque momento dopo l’intervento anche senza una causa apparente. Le ragioni più comuni possono essere: l’usura del guscio in silicone per semplice sfregamento, danneggiamento durante le manovre chirurgiche, rottura per evento traumatico. In ognuno di questi casi il contenuto dell’impianto può disperdersi nell’organismo e la mammella perderà il volume: la fuoriuscita di gel di silicone può determinare infiammazione e tumefazioni irregolari dei tessuti circostanti la protesi danneggiata fino alla formazione di granulomi (siliconomi). Quest’ultima evenienza è alquanto rara per le protesi di ultima generazione ad impianto altamente coesivo. Altra complicanza è rappresentata dalla formazione di un ematoma o sieroma. L’ematoma è una raccolta di sangue coagulato a livello del parenchima mammario, mentre il sieroma è una raccolta di fluido a livello della tasca periprotesica in formazione. Per quantitativi lievi si aspetta che vengano riassorbiti dall’organismo; in caso opposto bisogna reintervenire chirurgicamente con il drenaggio meccanico per evitare che la raccolta fluida possa interferire con la formazione della capsula protesica.
L’infezione può insorgere nell’immediato postoperatorio o a distanza di tempo dall’intervento. Si manifesta con febbre, dolore, eritema (rossore cutaneo a livello della regione mammaria) e senso di tensione nella sede dell’impianto protesico. Generalmente si ottiene risoluzione con un’adeguata terapia antibiotica, ma talvolta possono essere necessari il drenaggio di una raccolta o la rimozione dell’impianto stesso.
E’ da sottolineare come qualsiasi complicanza, piccola o grande che sia, debba essere trattata con competenza e professionalità da parte del chirurgo curante che affronterà secondo scienza e coscienza qualsiasi inconveniente derivante dal rischio intrinseco di ogni procedura chirurgica.